Ecco perché l’autostima è sopravvalutata

Ciao e benvenuto a un nuovo appuntamento con questo blog.

Oggi ti parlerò di un tema molto trattato tra i sedicenti guru della crescita personale, che ti rifilano quello di cui ti parlerò come panacea di tutti i mali.

Oggi parleremo di autostima, ma in un modo un po’ diverso da come generalmente viene trattato il tema.

Perché diverso?

Ora te lo svelo.

Parlando con le persone, che siano giovani o adulti, riscontro sempre che attribuiscono alla loro assenza di autostima la causa di qualsiasi problema abbiano.

Oggi sfaterò questo mito, che la causa della maggior parte dei problemi che affliggono le persone sia riscontrabile nella mancanza di autostima.

Non riesci ad ottenere quella promozione? La colpa è dell’assenza di autostima.

Non riesci a trovare l’uomo della tua vita? È colpa dell’assenza di autostima.

Non hai amici? È colpa de… Insomma, hai capito.

Così facendo, purtroppo le persone finiscono per credere davvero di non avere autostima.

Sì, proprio tu, finisci per credere che non hai autostima e che ogni disgrazia della tua vita sia attribuibile a quella mancanza.

Finisci per attribuire così tanto peso a quella singola parte del tuo essere, che non solo ti convinci che non ce l’hai, ti convinci che sia difficile persino ottenerla.

Dopotutto, se per anni invece di aumentare e sentirti pieno di autostima, i problemi persistono, vorrà proprio dire che a te l’autostima manca proprio.

Benissimo, se c’era qualche danno che poteva essere fatto è stato fatto.

Perché dico danno? Te lo svelo subito, raccontandoti di cosa ti parlerò in questo articolo.

Per prima cosa capirai, finalmente, cosa è davvero l’autostima, chiariremo che non si

perde come un mazzo di chiavi, anzi andremo a scoprire come si forma.

Scoprirai quali e quante tipologie di autostima esistono.

Nella seconda parte dell’articolo scoprirai anche quelli che possono essere definiti “killer dell’autostima”, ovvero quegli elementi, che invece di contribuire ad aumentare la tua autostima la atterrano.

Infine, ti svelerò, un elemento bonus, alla fine dell’articolo

Partiamo dal principio, come descriveresti l’autostima?

“L’autostima è il processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare sé stesso tramite l’autoapprovazione del proprio valore personale fondato su autopercezioni.”

Questa è una definizione che ho estrapolato dalle dispense del master che ho sostenuto in coaching umanistico e programmazione neurolinguistica e, ho scelto di riportarla integralmente qui, perché voglio che tu rifletta su due parole che sono presenti in questa definizione.

Quali parole? Processo e autopercezioni.

Sì, perché l’autostima è un processo, non è come la verdura già tagliata e confezionata che trovi al banco frigo del Conad, che non è necessario lavare, pulire, tagliare e cucinare. È un processo in cui tu costruisci la tua autostima.

Essendo un processo non è né qualcosa che si acquisisce di colpo, né qualcosa che puoi perdere

da un momento all’altro.

L’autostima è un processo e, in quanto tale, non è statico, anzi, viene costruito giorno dopo giorno.

Cosa contribuisce alla costruzione di questo processo? Un sistema di cui fanno parte credenze, esperienze e valori.

Il secondo termine di cui voglio sottolineare ed analizzare il significato è: autopercezioni.

Sei circondato da avvenimenti, che potenzialmente possono essere buoni o cattivi.

Cosa definisce se saranno buoni o cattivi per te? Il modo in cui tu le percepisci e ti autopercepisci in quelle situazioni, attraverso i tuoi filtri che ti permettono di attribuire a quell’avvenimento e a come ha impattato su di te, un significato.

Lo psicologo William James fu il primo a definire il concetto di autostima come il confronto che un

soggetto fa tra i successi che ottiene e le aspettative che ha su di essi.

Questa definizione è in linea con la prima che ho condiviso con te e aggiunge un aspetto importante: la presenza di un confronto fra risultati ottenuti e sperati.

Tuttavia, l’autostima, oltre a scaturire da fattori interni, quindi autopercezioni basate su credenze e valori, scaturisce anche dall’influenza dell’ambiente in cui la persona vive.

Cooley e Mead, uno psicologo e un sociologo, definiscono l’autostima come qualcosa che scaturisce dall’interazione con gli altri, una valutazione riflessa di ciò che le altre persone pensano di noi.

Facendo un riassunto prima di procedere, ciò che contribuisce alla percezione che hai di te, sono i tuoi valori, credenze ed esperienze e anche il rapporto che hai con gli altri e le aspettative che loro hanno su di te.

Cos’altro è importante che tu sappia?

Abbiamo detto che l’autostima è un processo, essendo tale, tu hai idea di come si formi l’autostima?

Se la risposta è no, continua a leggere perché te lo svelo subito.

Ci sono due componenti che contribuiscono al processo di formazione dell’autostima: il sé reale e

il sé ideale.

Il primo corrisponde a ciò che tu sei realmente ed oggettivamente.

Il secondo invece corrisponde a come tu vorresti essere. Questo elemento è fondamentale perché

è uno stimolo per crescere e per migliorarsi sempre.

Tuttavia, se la percezione del sé ideale è vissuta male, può trasformarsi in un elemento negativo che genera in te insoddisfazione.

Da cosa nasce questa insoddisfazione? Nasce dalla percezione di un sé ideale troppo lontano dal tuo sé reale, che ti dà la sensazione di “non essere mai abbastanza”.

Ora sai cos’è l’autostima dal punto di vista psicologico e sai anche come si forma, cosa manca?

Ora è importante che tu sappia quali tipologie di autostima possono esistere.

Per scoprirlo tuttavia devo darti appuntamento al prossimo articolo del blog, affinchè tu sia riposato e focalizzato per accogliere alcune informazioni davvero importanti che voglio condividere con te.

Un abbraccio, Chiara.

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