Eccoci ad un nuovo appuntamento con il blog.
A breve, in questo articolo scoprirai una frase spesso utilizzata al giorno d’oggi, che ti impedisce di stare bene come meriti, e la soluzione offerta dalle neuroscienze per conquistare la tua felicità.
Ora ti svelo subito qual è, prima, permettimi di dirti cosa c’entra la frase che sto per svelarti con il tema che pervaderà tutto l’articolo di oggi: le neuroscienze.
Sono grata alla scuola di formazione che mi ha preparato come coach, perché il loro programma di coaching è basato sulle più recenti scoperte di neuroscienze. Formandomi da loro ho avuto l’opportunità di scoprire il mondo delle neuroscienze e appassionarmene.
La maggior parte delle cose che so le devo a loro e allo studio di alcuni libri da loro consigliati e ricerche che analizzai all’università per preparare la tesi triennale.
Le neuroscienze sono una branca interdisciplinare, che sfrutta le conoscenze di tutte le altre discipline superando il limite settoriale e specialistico di competenza di ciascuna materia.
Le neuroscienze trattano ambiti molto ampi quali ad esempio lo sviluppo e la maturazione del sistema nervoso, con una specifica attenzione al cervello e all’impatto che riveste nel comportamento degli esseri umani.
A cosa servono le neuroscienze?
E in che modo la frase che sto per svelarti, che forse hai pronunciato anche tu, è collegata a questo tema?
Attraverso gli studi di neuroscienze è possibile comprendere meglio non solo come funziona il cervello sano, ma anche e soprattutto come funziona il cervello con patologie. Uno degli scopi delle neuroscienze è proprio studiare il cervello affetto da patologie per prevenire deficit e/o curarle attraverso riabilitazioni sperimentali.

Ora che sai, per sommi capi, cosa sono le neuroscienze, cosa studiano e in che modo il loro apporto può fare la differenza per gli esseri umani è dunque arrivato il momento di svelarti la frase che sicuramente hai sentito dire almeno una volta in vita tua e che forse hai pronunciato anche tu.
“Cosa ci posso fare, io sono fatto così.”
Ecco la famosa frase, che miete vittime in ogni conversazione e discussione.
La frase che quando la senti ti fa sanguinare le orecchie.
La frase a cui non puoi ribattere assolutamente niente perché, nel pieno della conversazione in cui ognuno sta tentando di difendere le sue convinzioni, cosa puoi dire a una persona che ti dice “sono fatto così”?
Non esiste modo per controbattere e, anche se non mi piace dare consigli, non dovrebbe neanche essere il tuo obiettivo controbattere, ma se vorrai, questo potrà essere il tema di un articolo futuro.
Dunque, ora che abbiamo svelato la fatidica frase quali strumenti utilizzare per riconoscere quando la pronunciamo ed evitare che ci limiti inconsapevolmente?
Amo condividere i miei studi e le cose che so con le persone che mi circondano, amici, parenti e anche conoscenti o colleghi di lavoro.
La prima cosa che alcuni di loro fanno, quando apprendono informazioni come quella che ti sto per rivelare in questo articolo, è attivare tutti i loro sensi per rimproverare chiunque li circondi che si permette di pronunciare frasi o attuare atteggiamenti che sarebbe meglio evitare.
È questo il modo giusto di utilizzare le informazioni che condivido con te via social o sul blog?
Immagino la risposta tu la sappia già. Ovviamente no. Tutto quello che condivido con te ha l’obiettivo di contribuire a rendere la tua vita migliore, non a cambiare i comportamenti degli altri.
Si, lo so che la tua vita sarebbe migliore se quando discuti con mamma, nonna, zia, fidanzato e moglie loro si comportassero esattamente seguendo le informazioni o i suggerimenti che leggi quotidianamente sui miei social o sul mio sito, tuttavia, né io né tu abbiamo il potere di cambiare le persone, i loro pensieri e quello che vogliono fare e dire.
L’unica cosa che puoi fare con ciò che impari e studi e con quello che leggerai in questi articoli, è riconoscere quali meccanismi tu per primo metti in atto nella vita di tutti i giorni e allenarti a modificarli, migliorandoti.
Non sono lì con te, ma già mi sembra di sentire un pensiero che sussurra “eh ma come faccio a cambiare, io sono fatto così”.
Stai leggendo l’articolo giusto, se così dovesse essere.
Perché? Perché ora ti svelerò una caratteristica del nostro cervello che rappresenta una delle principali scoperte nell’ambito delle neuroscienze e che ti permetterà di fare cose straordinarie a cui non avevi mai pensato, soprattutto debellare l’impatto poco profittevole di questa frase.
Il principio di neuroplasticità.
Lo so che detto così sembra una parola roboante e niente più, sembra dirti ben poco, ecco perché ora ti andrò a spiegare in che modo questo principio di cui il tuo cervello è dotato ti permetterà di trasformare in meglio le tue relazioni con gli altri e con te stesso.
Posso immaginare che non tutti siano gasati e appassionati come me quando sento parlare di cervello, neuroni, apprendimento e connessioni neuronali, quindi ora semplicemente e velocemente, ti spiegherò come è fatto il tuo cervello, così che tu possa avere delle basi orientative per comprendere in che modo puoi sfruttare il principio di neuroplasticità a tuo favore.
Quello che conosciamo sul cervello lo conosciamo grazie a studi su malattie di varia natura perché studiare il cervello è costoso, quindi le ricerche, come accennato prima, hanno l’obiettivo di trovare delle cure da attuare sperimentalmente, ed è per questo che sono finanziate.
Si è ancora in una fase di scoperta ed esplorazione dello studio del cervello in condizioni sane. Infatti, le informazioni legate allo studio del cervello in condizioni sane sono circa dell’8-10 %.
Tutti i dati che abbiamo sono relativi allo studio del cervello in condizioni di patologia, ottenuti estraendo dalle ricerche le informazioni presenti che possono essere utilizzate nei contesti non patologici.
Possiamo analizzare il cervello da punti di vista diversi, in questo momento, per questioni di semplicità avvicina i tuoi due pugni fino a far affiancare i polsi. Quella che hai davanti affiancando i pugni è la dimensione del cervello, di un essere umano adulto, che si trova nella scatola cranica.

Una cosa fondamentale per comprendere appieno questo articolo è che il cervello a riposo ha un dispendio energetico che va dal 20 al 40%.
Se ora inizi a guardare la finestra, senza impiegare energia nell’apprendimento o in altre attività, il tuo cervello, sta consumando la percentuale di energia che ti ho menzionato qui su. Questa informazione ci dà l’assist per collegarci a uno dei principi base del nostro cervello che è il principio di economia. Il cervello tende a risparmiare energia.
Come si può fare per farlo attivare? È necessario stimolarlo.
Ecco spiegato perché intuitivamente la frase io sono fatto così, non sia poi così difficile da accettare. Infatti, poiché il nostro cervello consuma molta energia, ha trovato dei meccanismi che gli permettono di andare con il “pilota automatico” senza sprecare energie a modificare abitudini e atteggiamenti, rimanendo ancorato a comportamenti e credenze saldamente radicati.
Come si stimola il cervello? Con una sostanza di cui il cervello è ghiotto: il glucosio.
Lo scopo dei neuroni, che si trovano all’interno del cervello, è quello di connettersi.
Da quando siamo piccoli, fino ai 20 anni circa, i neuroni creano connessioni per produrre delle mappe di apprendimento. Siamo circondati da molte informazioni e stimoli esterni, studiamo a scuola e tutti questi input arrivano al cervello trasformandosi in mappe di apprendimento, ovvero agglomerati di informazioni che si stabilizzano nel nostro cervello e che riguardano tutte le cose che abbiamo appreso.
Alcune delle infinite connessioni che si sono create, intorno ai 12 anni verranno eliminate, perché saranno sovrabbondanti rispetto a quelle che serviranno effettivamente, sempre per il principio di economia.
L’apprendimento, di cui abbiamo appena parlato e che crea queste connessioni neurali, implica una conoscenza che diventa parte della persona, di modo che quando è necessario si possa attingere ad essa.
Quando qualcuno dice io sono fatto così, ancora una volta non sbaglia del tutto, poiché quando si apprende si creano all’interno del cervello delle mappe legate all’apprendimento che si sta assumendo.
Una persona adulta, se non sfrutta la finestra di quel determinato apprendimento prima che si chiuda, avrà certamente più difficoltà a riaprirla qualora volesse imparare cose nuove e quindi tenderà a pensare di essere fatto irrimediabilmente così.
Un adulto che, infatti, deve imparare qualcosa di nuovo avrà più difficoltà, perché i meccanismi fisiologici e altri, più sotto il nostro controllo, ci impediscono, con l’avanzamento dell’età di apprendere con la stessa facilità di un bambino.
A questo punto potresti chiederti, se il pensiero io sono fatto così è giustificabile perché cambiare e apprendere è faticoso e perché il nostro cervello non vuole sforzarsi e va a risparmio energetico, perché ci hai detto che possiamo e dovremmo evitare di dire questa frase per evolverci?
Perché il nostro cervello ha una caratteristica chiamata neuroplasticità che ci dà la possibilità di cambiare, migliorare, modificare atteggiamenti, abitudini e convinzioni che per noi non sono funzionali.
Immagina di discutere con una persona a cui tu vuoi molto bene e pronunciare la fatidica frase io sono fatto così. Un giorno poi ti accorgi che c’è un comportamento che metti in atto, quando ti confronti con quella persona, che ti impedisce di interagire con lei trasmettendole ciò che è importante per te per migliorare il vostro rapporto.
La convinzione di “essere fatto così” ti limita, perché pensi che i tuoi modi di fare siano immodificabili e dunque che non riuscirai a trovare la soluzione per interagire con quella persona al meglio.
Proprio per questo la neuroplasticità ti viene in soccorso e ti ricorda che no, non sei fatto così e che se vuoi modificare qualche comportamento poco funzionale puoi farlo.
La nostra mente, infatti, è un network con connessioni stabili, che si stanno stabilizzando e che potrebbero stabilizzarsi. Il cervello è predisposto a cambiare ma la mente è neofobica.

Devi immaginare il cervello come la plastilina; se infatti tu prendi in mano una pallina di plastilina nel momento in cui la tocchi lei si deforma e si modifica nella sua struttura. Ovviamente la modifica non è stabile nel tempo, dobbiamo lavorare per bene la plastilina e manipolarla per dargli la forma che vogliamo a lungo termine.
Intuitivamente il cervello è come questo materiale: qualsiasi ambiente, evento o contatto può modificarlo ma, per rendere quella modifica strutturale, bisogna agire continuativamente per far sì che la modifica si consolidi.
Potenzialmente il cervello può apprendere fino all’ultimo istante di vita.
Perché allora si è tanto convinti che si è fatti così e non si può cambiare?
Perché tempo fa c’era una teoria, detta Teoria della Localizzazione che credeva che le mappe dell’apprendimento fossero immutabili, una volta appresa un’informazione, una disciplina, un modo di comportarsi queste informazioni sarebbero rimaste immodificate nel punto in cui si erano formate.
Ovviamente è stato un filone di studi che si è imposto anni fa nell’ambito scientifico e che portava a credere “io sono fatto così e non potrò mai cambiare”.
Questa frase è una convinzione che può discendere dal tipo di educazione avuto, dagli studi svolti, dalla letteratura. Essendo una credenza radicata, più si va avanti negli anni più la mappa di questa informazione rimarrà stabile, più sarà difficile pensarla diversamente.
Lo scopo di questo articolo è informarti che è vero che la mente è neofobica, che il cervello vuole risparmiare energia e che scegliere di evolversi richiede sicuramente impegno; tuttavia, quello che voglio trasmetterti è che il cervello cambia, può cambiare e può farlo fino all’ultimo giorno di vita.
Cosa si mette tra te e l’evoluzione che vuoi raggiungere nel lavoro, nelle relazioni, nel rapporto con te stesso?
Le convinzioni radicate dentro di te, che magari sono slogan che ti ripeti da anni e si sono consolidate a tal punto da aver occupato uno spazio importante limitandoti nel raggiungere i risultati che vuoi.
Io stessa ho scoperto di avere molte convinzioni che mi limitavano e mi impedivano di raggiungere i miei risultati. Pensavo di essere letteralmente “una pippa in matematica”. Puoi immaginare che per una studentessa di Economia che ha da affrontare esami come matematica corso base o matematica finanziaria non sia proprio la convinzione più funzionale da avere.
Spoiler: mi sono laureata in Economia e ai due esami che ti ho menzionato ho preso rispettivamente 28 e 30 e lode.
Come ho fatto? Ho sfruttato il principio di neuroplasticità e ho trasformato la mia convinzione limitante in una convinzione funzionale per me.
Se sei interessato a conoscere le credenze che ti limitano e vuoi trasformarle in convinzioni più funzionali ai tuoi risultati, approfitta della promozione di una sessione vera a propria di coaching gratuita.
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Ti abbraccio, Chiara