Ciao, bentornato su questo blog.
Oggi analizzeremo un problema che viene spesso portato in sessione: ho difficoltà a dialogare con il mio partner e non riesco a esprimere le mie esigenze con calma e senza essere frainteso.
Alla fine di questo articolo capirai su cosa focalizzarti per riuscire a dialogare con il tuo partner riguardo a ciò che è importante per te e in una condizione emotiva ottimale.
Per riuscire nel mio intento scomoderò un personaggio di un ambito molto distante da quello delle relazioni di coppia, ma il cui messaggio può esserci d’aiuto: Carl Von Clausewitz, generale, scrittore e teorico militare prussiano.
Parafraserò una sua citazione in modo leggero e divertente. Questo, forse, lo farà rivoltare nella tomba, ma almeno spiegherò un concetto importantissimo con un po’ di leggerezza.
Immagina di essere il capo di una nazione e di entrare in guerra per un territorio. I tuoi avversari hanno un esercito molto più potente del tuo, mentre tu hai “quattro gatti con una fionda”.
Secondo te, il tuo avversario, consapevole che potrebbe asfaltarti e vincere in un battito di ciglia, verrebbe da te a dirti “salve fratello, che ne dici facciamo la pace”, oppure userebbe quel vantaggio in modo da conquistare il territorio?
So che, se tu fossi al suo posto, non ci penseresti due volte e glielo lasceresti, ma purtroppo non sono tutti buoni come te.
Mettiamo il caso, invece, che il tuo esercito fosse potente almeno quanto il suo. Plausibilmente il tuo avversario verrebbe da te e, diplomaticamente, direbbe “allora come vogliamo organizzarci per quel territorio, facciamo un patto?”
Cosa possiamo imparare da questa metafora?
Si può dialogare solo quando le forze in campo sono equilibrate o vicine all’equilibrio, altrimenti c’è il rischio di finire per essere dominati, o, se si è più fortunati, dominare.
Nella relazione l’assenza di dialogo scaturisce da un disequilibrio nella coppia.
Se per l’esempio bellico è chiaro che, quando si menziona l’equilibrio, ci si riferisce alla composizione pressoché paritaria degli eserciti, l’equilibrio di quali elementi è necessario nel caso delle relazioni?
“In che modo l’esempio della guerra e delle forze in campo mi può essere utile per scoprire come imparare a dialogare con il mio partner esprimendo le mie esigenze al meglio?”
Te lo spiego subito.
Un signore di nome Eric Berne iniziò a ragionare sul fatto che i comportamenti dell’individuo fossero fortemente influenzati anche da colui o colei con cui interagiva.
Per esempio, il modo in cui interagisci con il tuo compagno, penso sia molto diverso dal modo in cui interagisci con tua madre, vero?
Berne cominciò a studiare come le persone si relazionano le une con le altre, dando il via a un filone psicologico oggi conosciuto come Analisi transazionale.
Da questa disciplina gli studi si sono evoluti su un tema molto interessante – “l’okness” – un principio alla cui base c’è l’idea dell’“essere ok”.
Come vedete dall’immagine ci sono quattro modalità che sono:
- Io sono ok-tu sei ok
- Io sono ok-tu non sei ok
- Io non sono ok-tu sei ok
- Io non sono ok-tu non sei ok
Non immaginerai mai dove si deve posizionare una persona che vuole avere una relazione solida e sana.
Aldilà delle battute, risulta ora importante soffermarci su due aspetti.
Il secondo stato (io sono ok – tu non sei ok) presuppone che tu vada bene così come sei mentre il tuo partner no. Quando una persona si trova in questa condizione, si sente superiore e quindi si comporta in modo aggressivo nei confronti dell’altro.
Il quarto stato (io non sono ok – tu sei ok) presuppone che l’altro vada bene mentre tu non sei all’altezza. Questo porta ad un comportamento di tipo passivo e remissivo.
“Il principio dell’okness” implica un’accettazione profonda di sé e degli altri, ed è considerato un atteggiamento sano alla base di una relazione autentica.
“Io sono-ok tu sei ok” è anche la convinzione di fondo per un’autostima equilibrata.
Nel caso della convinzione “io sono ok-tu sei ok”, io ho il diritto di dire ciò che penso, tu hai il diritto di dire ciò che pensi ed entrambi abbiamo il nostro posto nel mondo così come siamo.
A partire da questo presupposto la comunicazione diventa assertiva.
Un dialogo è assertivo quando possiamo dire tutto ciò che è importante per noi senza aver paura di soverchiare l’altro e neanche temere di essere sottomessi dall’interlocutore.
Il disequilibrio di cui parlavo prima si manifesta proprio qui: nella percezione che hai di te e del tuo partner dal tuo punto di vista.
In tutte le sessioni che ho fatto nessuno è mai venuto da me con una percezione di sé “io sono ok – tu non sei ok”.
Sempre, invece, si pensa di avere qualcosa in meno rispetto al partner.
Immagina di voler condividere la sensazione di sentirti trascurato e il desiderio che l’altro si prenda cura di te.
Nel caso in cui fossi nella condizione “io non sono ok – tu sei ok”, i pensieri che potresti avere all’idea di comunicare questa tua esigenza potrebbero essere questi:
- “Forse è solo un mio film”
- “Gli rompo sempre le scatole chiedendogli qualcosa di più”
- “E se mi dicesse che mi trascura perché non mi ama più?”
- “Forse dovrei solo aspettare, magari mi sto preoccupando inutilmente
- “Pensandoci, adesso le cose vanno finalmente meglio, non mi va di intavolare una discussione per un mio capriccio”.
Ovviamente sono solo esempi di pensieri plausibili in quella condizione, portano un messaggio importante: è arrivato il momento di lavorare sul tuo “essere ok”.
Per farlo devi prenderti cura della tua percezione di te, delle tue convinzioni e della tua autostima.
Quando ti percepirai “ok” allora potrai focalizzarti sul secondo elemento importante per riuscire ad esprimere le tue esigenze al partner nel modo migliore, ovvero, le tecniche di interazione assertive.
Quando ti occuperai dei tre elementi appena menzionati, sarai in grado di esprimere le tue esigenze con calma e leggerezza.