Eccoci a un nuovo appuntamento con il blog. Questa volta ti parlerò di un tema molto dibattuto tra i ragazzi o i giovani adulti che devono decidere quale percorso intraprendere professionalmente.
Perché devi leggere questo articolo? Perché anche a te almeno una volta nella vita è stato chiesto “Che vuoi fare da grande?” E finalmente ti dirò la risposta migliore che puoi dare.
Ecco la domanda più gettonata dai 5 anni ai 30 anni di età.
Te l’hanno mai fatta?
Quando si è più piccoli si risponde “l’astronauta, la ballerina, il calciatore, la dottoressa, il maestro e la pittrice”. Tutti lavori bellissimi di cui però a quell’età conosciamo bene poco.
Infatti poi cresci e ti accorgi alle medie che non sai proprio bene cosa fare da grande e che non sai neanche bene che scuola superiore scegliere.
Se sei tra quei fortunati che dalle medie sanno cosa vogliono fare, i miei complimenti, vuol dire che dentro di te è nata una passione, si è accesa una scintilla che ti ha fatto sentire questa vocazione. È bellissimo, continua per quella strada.
Se tuttavia fai parte di quelle persone che non sanno cosa fare da grande oppure ne erano convinte ma, nel percorso, si accorgono che quel futuro non fa per loro, tranquillo, sto per spiegarti perché succede e soprattutto cosa puoi fare tu per stare comunque bene con te stesso.
Vuoi sapere quale risposta dare per ammutolire chiunque te la faccia?
Io da grande voglio fare la MANTENUTA o il MANTENUTO.
Si questa è la risposta, ironica, che ho sempre dato io, ogni qualvolta mi venisse chiesto cosa volessi fare da grande.
Poi un giorno mi sono fidanzata e il mio ragazzo stava per rimanerci secco, da allora ho deciso di studiare la psicologia del lavoro, indagando come mai capiti così spesso e quasi a tutti di essere confusi sul percorso professionale da intraprendere e come poter gestire queste sensazioni.
Fin da quando ero alle medie io sono sempre stata convinta di voler frequentare la facoltà di Economia e Commercio. Effettivamente oggi che sto scrivendo questo blog, ho conservata nella libreria di casa la mia pergamena di laurea, perché effettivamente mi sono laureata in Economia e Commercio nel 2019.
Un giorno, tuttavia, sono entrata a contatto come cliente di un professionista che svolgeva un lavoro di cui io non avevo mai sentito parlare. Mi sono affidata a lui e ho sperimentato il suo lavoro attraverso un percorso di crescita personale. Dopo aver raggiunto i risultati che mi ero prefissata ho capito che era quello che volevo essere da grande, anche se grande ci ero già.
E tu a che punto del tuo viaggio sei?
Ora ti spiegherò che cosa è la psicologia del lavoro e come può esserti utile se:
- devi scegliere che superiori fare
- devi scegliere l’università per te
- sei laureato e devi scegliere il percorso professionale per immetterti nel mondo del lavoro
Facciamo un piccolo viaggio così che tu possa comprendere pienamente come ciò che sto per dirti può esserti d’aiuto.
Frederick Winslow Taylor fu un ingegnere e imprenditore statunitense che, tempo fa, teorizzò una nuova organizzazione scientifica del lavoro. L’obiettivo era ottimizzare la produttività aziendale impiegando meglio la forza lavoro. Egli, attraverso delle analisi scientifiche, si convinse che il lavoro potesse essere organizzato e che tutte le variabili potessero essere prevedibili e controllate.
Nonostante inizialmente il taylorismo fu un innovativo modo di organizzare il lavoro, nel tempo subì molte critiche, in quanto considerava l’uomo mosso solo da una motivazione al lavoro di tipo economico.
Si, ok, ma che c’entra tutto questo con la mia scelta di fare il veterinario o la mantenuta da grande?
C’entra e ora ti spiego perché. Dopo il taylorismo ci furono dei mutamenti nel mondo del lavoro. Di fronte a questi mutamenti che riguardarono anche aspetti sociali e culturali, ci fu la nascita di una disciplina definita psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Questa si riferisce ai sentimenti, atteggiamenti, condotte dei lavoratori nei loro contesti lavorativi e ai processi che danno vita a tali comportamenti.
Fin dalle origini la psicologia del lavoro ebbe come finalità quella di aiutare l’individuo a mettere in luce le sue risorse per svilupparle al massimo.
Grazie alla psicologia del lavoro oggi sappiamo che quando siamo giovani non comprendiamo pienamente le nostre potenzialità e i nostri limiti. L’idea che abbiamo del lavoro dei nostri sogni non ha un riscontro nella realtà perché quel lavoro l’abbiamo solo immaginato e le rappresentazioni che ne abbiamo derivano dalle rappresentazioni delle persone intorno a noi.
Cosa significa?
Ora te lo spiego e capirai perché hai provato quella sensazione di incertezza nello scegliere il tuo percorso formativo o professionale.
La disciplina della psicologia del lavoro ricerca i significati dell’esperienza lavorativa andando oltre l’attività pratica del lavoro che si deve svolgere. Quel lavoro infatti è ricco di significati e di valori che gli vengono attribuiti singolarmente e collettivamente.
Quando scegliamo cosa essere da grandi non stiamo scegliendo solo un insieme di attività pratiche da svolgere, ma anche un ruolo con molteplici significati simbolici: collegati al lavoro ci sono sistemi di credenze diversi nelle differenti culture e nei differenti contesti.
Mia nonna ad esempio mi diceva che avrei dovuto fare l’insegnante, perché è un lavoro che occupa poco tempo, così mi sarei potuta dedicare alla famiglia. Oppure pensa al notaio, è un lavoro prestigioso e generalmente la sceglie come professione chi in famiglia ha degli ascendenti che hanno svolto quel lavoro, quindi condizionato da una catena generazionale.

Ciascun lavoro ha un sistema di valori, che sono un insieme di costrutti legati a interessi, preferenze e convinzioni che guidano il comportamento dell’individuo nella sua costruzione dell’identità personale e professionale. I valori lavorativi sono presenti quindi sia a livello individuale, nelle aspettative e convinzioni sugli esiti del lavoro svolto, sia a livello sociale, ovvero i valori sono criteri condivisi che guidano le scelte individuali nella salvaguardia del bene comune.
Riassumendo i valori del lavoro sono situati su un continuum che vede ad un lato le preferenze individuali e all’altro cosa “dobbiamo essere” scegliendo quel lavoro. In più i valori possono anche essere considerati come standard di valutazione collegati al lavoro o al contesto attraverso i quali le persone possono scegliere se quello è ciò che preferiscono.
Quando studiai questa parte della psicologia del lavoro mi accorsi che il lavoratore è considerato come persona nella sua globalità e non solo come esecutore di un compito; il lavoro, come abbiamo visto, contribuisce a definire l’identità di un individuo e a influenzare anche i propri vissuti emotivi e relazionali, oltre che il suo benessere.
Tante volte, invece, nella scelta del lavoro futuro ci limitiamo a considerare una piccola parte di tutto quello che la professione scelta significherà per noi, affidandoci a quel lavoro che ci assicurerà uno stipendio sostanzioso, oppure quella professione vicino a casa o ancora, quello che ci farebbe sentire più sicuri, il cosiddetto “posto fisso”.
Lo scopo di questo articolo è quello di farti comprendere che un lavoro è molto più di un compito da svolgere quando ti alzi dal letto ogni mattina, è un insieme di convinzioni e di valori.
E voglio anche trasmetterti l’idea che va bene se non sai che lavoro vuoi fare o se nel percorso che hai scelto ti sei accorto di non sentirti più a tuo agio e che non ti porterà più dove ti piacerebbe andare.
Le nostre preferenze personali rispetto ai percorsi formativi o professionali dipendono dal nostro personale sistema valoriale, che se ben consolidato permetterà di fare delle scelte quantomeno più sicure nelle decisioni relative alla nostra carriera.
Sei soddisfatto professionalmente se c’è coerenza e concordanza tra i tuoi valori e quelli che il lavoro che fai ti permette di poter realizzare.
Mi sono accorta che il mio sistema di valori non era in linea con il tipo di lavoro che volevo fare alle medie. Io volevo lavorare in banca, ma alcuni dei miei primi valori sono libertà e passione che poco si sposano con la monotonia di avere un posto fisso ed essere un dipendente.
Solo quando mi sono interrogata sui miei valori e attraverso un esercizio li ho estrapolati ho capito come mai non fossi pienamente soddisfatta di ciò che stavo facendo.
Tuttavia, a qualsiasi fermata ti trovi del tuo viaggio verso la scelta professionale che prima o poi dovrai fare, sappi che è assolutamente normale trovarsi in quella condizione di confusione e incertezza in cui non sai bene cosa fare da grande.
La soluzione è: accetta questo momento, fermati e chiediti quali sono i tuoi valori. Loro, esattamente come una bussola, ti guideranno verso quel tuo personale nord e ti accompagneranno passo dopo passo.
E tu? Sai quali sono i tuoi valori?
Contattami per fissare una chiamata conoscitiva e scoprirli insieme.
Un abbraccio,
Chiara