Ciao e benvenuto a un nuovo appuntamento con il blog.
Oggi scoprirai, grazie a una disciplina chiamata psicologia del giudizio, che quello che hai sempre creduto vero e dipendente da te, in realtà è frutto di processi cognitivi che il tuo cervello mette in atto.
Che significa?
Ci sono dei processi inconsci e intuitivi che si celano dietro le decisioni che prendi che ti fanno credere di aver scelto in totale autonomia, ma in realtà sono solo il risultato dei meccanismi cerebrali.
Lo so, così è davvero poco poetico, tutto un freddo meccanismo cerebrale.
Scoprirai leggendo che è più intrigante di quello che pensi, e per dimostrartelo, faremo qualche gioco durante la lettura dell’articolo.
Quando decidi, sei convinto di scegliere in base a processi logici e matematici, ma la verità, è che prendi delle decisioni attraverso delle strategie intuitive che ti portano a commettere errori.
Calma, calma, andiamo per gradi hai ragione.
Per quale motivo dovresti letteralmente divorarti questo articolo?
Perché, nonostante forse scoprirai che molte delle decisioni che eri convinto di aver preso in autonomia, sono frutto di strategie intuitive messe in atto dal tuo cervello, scoprirai come funzionano queste strategie, imparerai a conoscerle e riconoscerle per evitare di cadere negli stessi errori domani e scegliere davvero cosa è importante per te in autonomia.
Sei pronto per questo viaggio?
Ti anticipo che, data la portata delle informazioni su questo argomento ci saranno altri articoli che approfondiranno il tema.
Partiamo da un aneddoto che è anche una simpatica domanda alla quale voglio che tu risponda mentalmente dopo averla letta.
“Quanto saresti disposto a pagare per partecipare a un particolare gioco del lancio di una moneta? Ti spiego le regole e quanto vinceresti. In questo gioco, che ipoteticamente si tiene al casinò di San Pietroburgo, tu devi pagare una somma (importante) per partecipare. Quali sono le regole? Vinci la somma che ti spetta se esce Croce, se esce Testa invece, si tira di nuovo la moneta e si raddoppia la posta in gioco. Sei disposto a investire una somma importante per una vincita certa?”

La risposta che fu data a Nicolas Bernoulli, lo studioso che propose questo gioco a svariate persone mentre studiava il processo decisionale, fu che non erano disposte a investire alcuna somma nonostante la vincita certa.
Questo aneddoto è conosciuto come Paradosso di San Pietroburgo, paradosso proprio perché uno scommettitore razionale non rinuncerebbe mai a investire una somma, per quanto grande sia, per una vincita certa.
Allora perché le persone a cui fu sottoposto questo quesito risposero negativamente decidendo di non partecipare al gioco?
Perché spesso le tue decisioni sono fondate su procedure molto pratiche e veloci, che hanno di buono il fatto che necessitino di poche informazioni, purtroppo si rivelano imperfette.
Andiamo per gradi, sì, hai ragione.
Sono convinta che la maggior parte delle volte che sei stato costretto a prendere una decisione, hai fatto riferimento a una lista di pro e contro, a dei calcoli e delle valutazioni quanto più razionali per poter fare la scelta migliore per te, ovviamente il più ponderata possibile.
Tuttavia, questo tipo di procedure richiedono così tante informazioni complete e dettagliate, che spesso è davvero impossibile ottenere. Oltretutto, se pure avessi a disposizione delle informazioni precise e approfondite il tuo cervello non sarebbe in grado di sostenere il carico cognitivo che dovrebbe subire elaborando tutte quelle informazioni (ti spiego perché qui).
Quindi, come ti accennavo prima, quando devi prendere delle decisioni in breve tempo e non hai a disposizione tutte le informazioni di cui necessiti per ponderare al meglio la tua scelta, viene in tuo soccorso una procedura intuitiva che si chiama “Euristica”.
Cos’è un’euristica? È un modo di approcciare alla risoluzione di un problema basandosi solo sulle informazioni che si hanno e in tempi brevi affidandosi all’intuito.
In termini più semplici l’euristica è una scorciatoia che il tuo cervello prende quando deve decidere rapidamente senza avere a disposizione tutte le informazioni.
Ti faccio un esempio, così puoi capire perfettamente a cosa mi sto riferendo.
Fai questo gioco con me.
Immagina di trovarti di fronte a un cesto con dentro 100 bigliettini di descrizioni relative ad alcuni professionisti: 30 sono descrizioni di ingegneri e 70 di avvocati.
Estrai un bigliettino e leggi questa descrizione “Giovanni ha 45 anni. È sposato e ha quattro figli. È piuttosto tradizionalista, accurato e ambizioso. Non ha alcun interesse per la politica e le questioni sociali. Impiega la maggior parte del suo tempo libero coltivando i suoi numerosi hobby come il bricolage, la vela e i puzzle matematici.”
Secondo te Giovanni è un ingegnere o un avvocato?
Non so se ti svelerò la risposta, quindi per capire quale sia quella giusta, dovrai continuare a leggere intuendolo da solo.
Secondo Herbert Simon, padre della psicologia cognitiva, le persone utilizzano le euristiche perché la mente umana non ha le capacità computazionali necessarie per innescare un comportamento razionale.
È proprio grazie al suo contributo che possiamo menzionare il concetto di “razionalità limitata”. Infatti, secondo questo concetto non è possibile prevedere le decisioni perché le persone non hanno preferenze fisse, dispongono di informazioni limitate e, tutto ciò, insieme all’ambiente che le circonda quando devono decidere, a portarle ad utilizzare le euristiche.
Ci sono svariate euristiche, le principali che ti elenco qui sono cinque, per darti un’idea di come tu sia condizionato nelle tue decisioni.

La prima di queste è l’euristica della disponibilità che consiste nel giudicare la probabilità di un evento in base alla facilità con cui quell’evento ti viene alla memoria.
Secondo questa euristica è molto facile stimare la probabilità di un evento sulla base dell’impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva. Ci sono più morti per omicidio o per diabete? Tipicamente si risponde omicidio, ma solo perché questi eventi godono di maggiore copertura mediatica, quindi, è più facile rievocarli.
La seconda euristica è quella della rappresentatività in cui si giudica la probabilità o la frequenza di un evento sulla base della similarità con altri.
Questo tipo di euristica è alla base dei pregiudizi.
Ti hanno appena presentato due persone, tuttavia, prima di conoscerle, ti viene detto che una di loro è una maestra. Quando chiacchierando, una delle due ti dirà che ama i bambini, darai per scontato che la maestra sia lei, anche se scontato non è.
Perché è successo questo? Perché per l’euristica della rappresentatività, tra le caratteristiche di una maestra si presuppone ci sia l’amore per i bambini, anche se questo non è sempre vero.
La terza euristica viene definita dell’ancoraggio e consiste nel formulare delle valutazioni quando si deve stimare la probabilità di un evento, restando “ancorati” alla prima informazione che ti viene data. La tendenza è quella di non discostarsi mai troppo dal giudizio iniziale che è stato elaborato.
Immagina di dover effettuare una stima del prezzo di un immobile, e che tu abbia a disposizione il prezzo medio degli immobili del quartiere in cui si trova. Dovendo stabilire orientativamente un prezzo, tenderai a non discostarti troppo dai prezzi degli immobili che si trovano nello stesso quartiere e che hai visto.
La quarta euristica si chiama del prototipo e consiste nella sostituzione di una categoria con una rappresentazione della stessa.
Avviene quando chiami “JEEP” tutti i fuoristrada, ma JEEP è una marca rappresentativa dei fuoristrada, non tutti i fuoristrada hanno la marca JEEP.
L’ultima euristica è quella affettiva ed è basata sull’idea che oggetti ed eventi vengano etichettati positivamente o negativamente a partire dalle emozioni suscitate dagli stessi. Quindi è attribuito più valore a un bene in proprio possesso rispetto ad uno uguale però non in proprio possesso.
Se tu avessi un portafortuna e ti proponessero di scambiarlo con un altro uguale ma appena comprato, lo faresti?
Ora, sapresti capire in quale euristica sei caduto se hai risposto ingegnere al quesito di prima?
Esatto, sei caduto nell’euristica della rappresentatività, dando per scontato che le caratteristiche di Giovanni si cucissero meglio su un ingegnere piuttosto che su un avvocato.
La risposta razionale di un computer sarebbe che Giovanni è chiaramente un avvocato.
Perché? Perché nel cesto ci sono 70 bigliettini che descrivono avvocati, mentre solo 30 descrivono ingegneri, quindi la probabilità di estrarre un bigliettino che descriva un avvocato è molto più alta.
Ora che sei consapevole di quali euristiche e quindi di quali scorciatoie esistano che ti portano a commettere errori, devi sapere che questi errori si chiamano bias.
I bias sono errori sistematici di giudizio che commetti quando devi decidere e inconsciamente ti affidi alle euristiche.
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Un abbraccio, alla prossima
Chiara.